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Personaggio del mese

Intervista a Fulvio Macciardi, Sovrintendente e Direttore artistico del Teatro Comunale di Bologna

“Che bello il Teatro Comunale aperto tutti i giorni a cittadini e turisti!”

Maestro Macciardi, avete da poco presentato la nuova stagione lirica, la sua prima nella nuova veste che la vede anche Direttore artistico. Con quali criteri avete costruito il cartellone e quali i punti qualificanti?
La Stagione 2019 segna un passaggio fondamentale nella storia recente del Teatro Comunale di Bologna. Dopo un quadriennio di Piano di risanamento, a valutazione di molti portato a corretto compimento, è cambiato il modello gestionale che fa propria la priorità assoluta della sostenibilità dell’offerta artistica.
Il complesso lavoro di programmare una stagione deve necessariamente prevedere oramai una piena sostenibilità, troppe volte negli anni passati annunciata ma poi non realizzata. E occorre saper valorizzare i fattori sui cui il Teatro può far leva: da noi le eccellenze dei corpi artistici (che ci invidiano da tutte le parti!), dei corpi tecnici, il fascino e la straordinaria acustica del nostro Teatro ci consentono di proporre una stagione che valorizza e si focalizza sul grande repertorio ottocentesco.
Con un paio di sconfinamenti nel grande ‘900, per dare centralità alla ricerca di una vera e propria “riappropriazione” del Teatro nel suo rapporto con la città, col territorio regionale, ma non solo.
Non credo, infatti, possa essere considerato marginale il fatto che a giugno 2019 il TCBO tornerà dopo otto anni di assenza a realizzare una tournée completa in Giappone, con due nostri allestimenti, cast artistici, Orchestra, coro e tecnici. Un’importante attestazione di stima artistica e organizzativa.

“Il vero Teatro europeo si basa sulle sue capacità di essere molto aperto, accogliente, propositivo”.

Di recente ha lanciato una sfida molto stimolante: tenere aperto il Teatro ai cittadini e ai turisti non solo durante gli spettacoli ma tutto il giorno. Come si potrebbe articolare concretamente questo progetto e a che punto siete?
Questa nuova visione del Teatro rimane per me assolutamente centrale. Il vero Teatro europeo, spesso preso giustamente a modello (anche se non tutto è da prendere per “buono”), si basa proprio sulle sue capacità di essere molto aperto, accogliente, propositivo, coinvolgente sulle attività che potrebbero apparire accessorie in una visione tradizionale, ma che invece risultano strategiche nella attuazione di un vero piano industriale.
Nel tentativo, a me particolarmente caro, di cercare di rinnovare i modelli gestionali dei nostri Teatri, patrimoni fondamentali per la storia e per il futuro del nostro Paese, si è data poca attenzione al valore enorme, sia potenziale che reale, della valorizzazione degli edifici teatrali, degli spazi attigui ed accessori.
Invece riproporre il Teatro così come fu pensato quando nacque, luogo di aggregazione, di incontro, di passatempo spensierato, oltre naturalmente a luogo di esecuzione di spettacoli, può essere vincente.
A breve il Comune di Bologna bandirà, con la nostra collaborazione, un avviso pubblico per la ristrutturazione di una parte importante del nostro Teatro, sita su via del Guasto, per pensare in modo del tutto nuovo quegli spazi, rendendoli fruibili continuativamente; entro l’autunno apriremo stabilmente il Foyer dell’ingresso, proponendo anche un piccolo shop; svilupperemo organicamente le visite guidate; coi nuovi gestori dei bar interni stiamo pensando ad aperture ampliate che consentano aperitivi pre-spettacoli, e light dinner post-spettacolo. In fondo niente di nuovo in assoluto, ma una vera e propria rivoluzione per il nostro Comunale!

Ha preso più volte la parola per intervenire nel dibattito sul rilancio dell’area di Piazza Verdi. Come valuta gli interventi sinora messi in campo e cos’altro si potrebbe fare per migliorare la vivibilità di quell’importante spazio della città?
Piazza Verdi ha una sua lunga storia, molto complessa, legata a fatti storici che hanno segnato la vita di questa città, per me è molto chiaro. Però ritengo che nulla possa giustificare e far considerare accettabili fenomeni chiaramente illeciti quali lo spaccio o la distribuzione di sostanze proibite o illegali.
Penso che occorra ripartire da questo, prioritariamente. Poi, insieme con tutti i soggetti coinvolti (ma chi a Bologna non è coinvolto da ciò che accade nel cuore dell’Università?), occorrerebbe prendere delle decisioni e realizzarle.
In questo senso non posso che apprezzare quanto è stato fatto di recente. Vorrei ricordare che “prima” non si era fatto nulla, per diversi anni.
Conosco molto bene la difficoltà del fare, e la semplicità della critica distruttiva: ecco, a mio avviso occorre proseguire su questa strada che realizzi degli obiettivi, da condividere velocemente e da realizzare altrettanto velocemente. E i nostri progetti, in fase di realizzazione, possono essere un ottimo punto di partenza per tutti, così come lo è in questi giorni estivi l’apertura a tutti della nostra splendida terrazza nelle ore serali.

“Entro l’autunno apriremo stabilmente il Foyer dell’ingresso con un piccolo shop; svilupperemo le visite guidate; aperitivi pre-spettacoli e light dinner post-spettacolo”

© Rocco Casaluci

Quest’anno il Teatro Comunale ha chiuso il bilancio in pareggio. Un traguardo importante, come avete raggiunto questo risultato e si può ancora migliorare? Il pareggio di Bilancio strutturale è la conseguenza di un serio, lungo e faticosissimo lavoro che il TCBO ha fatto a partire dal 2014/2015. Un risultato importante (richiamo l’attenzione sul termine “strutturale”! ) che cambia la visione e la prospettiva del TCBO, che è stato possibile solo grazie al contributo di tutti i soggetti coinvolti.
Mi tocca elencarli: il Mibact (finanziamento a lungo termine per i debiti precedenti, insediamento di Commissario a supporto della realizzazione degli obiettivi, contributi strutturali aggiuntivi); la Regione Emilia-Romagna (contributo ordinario più che raddoppiato); il Comune di Bologna (incremento dei contributi ordinari, conferimento di un contributo straordinario ed ulteriori conferimenti); il prezioso ed indispensabile lavoro di Indirizzo del Consiglio; la nuova presenza di soci e sostenitori privati (con una nuova visione per sostegni economici fondamentali); lo straordinario senso di responsabilità e attaccamento all’Istituzione di tutto il personale dipendente, che ha accettato volontariamente una diminuzione delle proprie retribuzioni ed un’ulteriore riduzione del personale a tempo indeterminato (abbiamo gestito una difficilissima procedura di mobilità per circa 30 dipendenti).
Non so quante aziende possano “vantare” una serie di condizioni come quelle elencate. Punto molto dolente (e straordinariamente deludente!): l’ammontare del contributo statale, che ad oggi copre ancora circa il 50% del nostro bilancio e che ci viene comunicato nel tardo autunno dell’anno di riferimento. Lo ridico perché sembra impossibile: il contributo da parte dello Stato, tramite il Mibact, per il 2018, ci verrà comunicato verso fine ottobre 2018... Questa resta una grave anomalia, che rende sempre straordinariamente complesso garantire il necessario ed indispensabile pareggio di bilancio.

“Il pareggio di Bilancio strutturale è la conseguenza di un serio, lungo e faticosissimo lavoro che il Teatro ha fatto a partire dal 2014/2015”.

Collaborate con Cna Bologna nell’ambito dell’iniziativa “A Casa di Lucio nella città della Musica” a cui partecipano anche molti turisti che vengono in visita al Comunale. Come valuta questa iniziativa e più in generale il ruolo che gli artigiani bolognesi possono interpretare nell’ambito della vita culturale della città?
CNA rappresenta e testimonia una realtà fondamentale del nostro territorio, fucina di imprese e realtà dinamiche, sempre attenta agli stimoli e agli interessi del nostro territorio.
Il ricordo vivo di Lucio, la celebrazione della Sua musica e di tutte le musiche, gli stimoli che possiamo scambiarci tra CNA e Teatro, i progetti da costruire insieme, le serate da passare in Teatro a vedere “anche” uno spettacolo, incontrandoci prima e dopo per parlare di “altro”, mi sembrano tanti stimoli che possono sviluppare un rinnovato rapporto con tutto il mondo artigianale.